Giornata Mondiale dell’Aderenza Terapeutica: il farmacista, un alleato attivo nel percorso di cura
Pubblicato in occasione del 27 marzo 2026 — Giornata Mondiale dell’Aderenza Terapeutica
Un problema globale che si risolve localmente
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, nei Paesi sviluppati solo il 50% dei pazienti affetti da patologie croniche segue correttamente le terapie prescritte (Fonte: WHO, Adherence to Long-Term Therapies: Evidence for Action, 2003).
Non è un errore di stampa. Un paziente su due, ogni giorno, assume i propri farmaci in modo incompleto, irregolare o sbagliato.
Le conseguenze non sono astratte: più ricoveri ospedalieri, progressione delle malattie croniche, costi sanitari crescenti. In Italia, il problema è particolarmente acuto tra gli over 65, la fascia di popolazione che più frequentemente affronta regimi terapeutici complessi, con cinque, dieci o più farmaci al giorno.
Il quadro è confermato dai dati AIFA (Rapporto OsMed 2024): quasi 7 anziani su 10 assumono almeno 5 farmaci diversi all’anno, e oltre 1 su 3 è in politerapia cronica, ovvero assume stabilmente 5 o più farmaci per almeno 6 mesi. Una complessità terapeutica che, senza supporto strutturato, si traduce inevitabilmente in aderenza insufficiente.
Eppure, per anni, la mancata aderenza terapeutica è stata trattata come una responsabilità individuale del paziente: una questione di memoria o di volontà. Oggi sappiamo che non è così.
La soluzione non è lontana. È già presente in ogni quartiere, in ogni comune italiano. Si chiama farmacia di comunità.
Aderenza terapeutica: di cosa parliamo davvero
La mancata aderenza terapeutica non si riduce al paziente che “dimentica la pillola”. È il risultato di un insieme di fattori che si intrecciano:
- schemi terapeutici troppo complessi da gestire autonomamente
- scarsa comprensione della terapia e dei suoi obiettivi
- effetti collaterali percepiti o temuti
- mancanza di un riferimento sanitario costante e accessibile
- difficoltà cognitive legate all’età o alla malattia
Su quest’ultimo punto, i dati sono allarmanti. Una revisione sistematica pubblicata su Cureus (luglio 2025) ha analizzato il legame tra health literacy (la capacità del paziente di comprendere le informazioni sanitarie) e aderenza farmacologica nei pazienti in politerapia cronica.
I risultati: chi presenta bassa alfabetizzazione sanitaria ha 2,6 volte più probabilità di essere non aderente, e nel 68% dei casi commette errori nell’interpretazione delle istruzioni terapeutiche. Spesso senza esserne consapevole.
Questo significa che anche la terapia più efficace, prescritta dal miglior specialista, può fallire prima ancora di iniziare se il paziente non ha gli strumenti per seguirla correttamente.
È qui che il ruolo del farmacista diventa fondamentale.
Il farmacista: il professionista sanitario più vicino al paziente
La farmacia di comunità è il presidio sanitario più capillare d’Italia. È raggiungibile a piedi, aperta tutti i giorni, accessibile senza appuntamento. È il luogo dove il paziente cronico torna ogni mese, dove il caregiver porta i dubbi che non osa portare altrove, dove si costruisce — nel tempo — una relazione di fiducia difficile da replicare in qualsiasi altro contesto sanitario.
Questa prossimità non è un dettaglio: è un vantaggio clinico straordinario, ancora largamente sottoutilizzato.
Il farmacista che abbraccia pienamente il suo ruolo nella gestione dell’aderenza non si limita a dispensare il farmaco corretto. Diventa:
- il traduttore della terapia: rende comprensibile ciò che il medico ha prescritto, in un linguaggio accessibile al paziente e al caregiver
- l’osservatore continuativo: intercetta precocemente i segnali di abbandono o di modifica autonoma della terapia
- il coordinatore: collabora con il medico di medicina generale per aggiornare e monitorare il piano terapeutico nel tempo
- il punto di riferimento: offre al paziente fragile e alla sua famiglia la certezza di avere sempre qualcuno a cui rivolgersi
Questo è il modello della farmacia dei servizi: non un punto vendita, ma un presidio attivo di salute territoriale.
Dalla relazione allo strumento: il Servizio di Dosaggio Personalizzato
Riconoscere il ruolo del farmacista non basta. Serve dotarlo degli strumenti adeguati per esercitarlo in modo strutturato, sicuro e sostenibile, soprattutto quando i pazienti da gestire sono decine, con terapie diverse e in continua evoluzione.
Il servizio professionale di dosaggio personalizzato delle terapie (SDP), che include il deblistering e il riconfezionamento dei farmaci in dosi unitarie personalizzate (DUP) a supporto dell’aderenza terapeutica, è lo strumento che rende questo modello operativo nella pratica quotidiana.
Il farmacista prepara i farmaci del paziente in dosi unitarie personalizzate, organizzate per giorno e orario di assunzione, secondo la prescrizione medica. Il risultato per il paziente è immediato: niente più scatole multiple da gestire, niente più interpretazioni di foglietti illustrativi, niente più dubbi su cosa prendere e quando.
Per il farmacista, questo servizio strutturato non è solo un atto clinico. È il modo concreto per formalizzare la presa in carico del paziente cronico, per trasformare una relazione informale in un percorso di gestione tracciabile, continuativo e professionale.
Il 27 marzo, Giornata Mondiale dell’Aderenza Terapeutica: un segnale da non sottovalutare
La nascita della Giornata Mondiale dell’Aderenza Terapeutica, promossa dalla World Heart Federation e celebrata il 27 marzo, è un segnale istituzionale rilevante: il tema è entrato nell’agenda della salute pubblica a livello globale.
In occasione di questa giornata, si è tenuto il convegno “Giornata Mondiale dell’Aderenza Terapeutica: una sfida condivisa per l’efficacia delle cure e la sostenibilità del sistema sanitario”, un momento di confronto multidisciplinare tra clinici, farmacisti, istituzioni e associazioni di pazienti.
Il messaggio condiviso è chiaro: l’aderenza terapeutica non è una responsabilità individuale. È una priorità di sistema.
Per le farmacie italiane, questa giornata non è solo una ricorrenza da osservare. È un’occasione per riconoscere il proprio ruolo e prepararsi a svolgerlo pienamente.
Costruire la cultura dell’aderenza, una farmacia alla volta
Migliorare l’aderenza terapeutica non richiede rivoluzioni. Richiede farmacisti che scelgano di essere protagonisti della cura dei loro pazienti cronici, e modelli organizzativi che li mettano nelle condizioni di farlo.
Progetto Aderenza lavora ogni giorno con le farmacie italiane, oltre 250 ad oggi, per rendere questo percorso accessibile, concreto e sostenibile. Perché dietro ogni blister preparato c’è un paziente che sta seguendo la terapia. E questo, prima di tutto, è ciò che conta.
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